La questione dei collegamenti marittimi con le isole minori torna a solcare le cronache come un mare agitato che chiede governo saldo e bussola chiara. Secondo quanto emerso dalle valutazioni della Filt Cgil di Trapani, la recente riorganizzazione delle tratte avrebbe generato onde lunghe sulla continuità territoriale e sulla vita quotidiana di residenti, pendolari, studenti e lavoratori che ogni giorno affidano il proprio tempo e le proprie necessità alle unità veloci e ai traghetti che collegano la costa alle comunità insulari.
Il sindacato, per voce del segretario provinciale Vincenzo Campo, chiede alla Regione Siciliana di assumere un ruolo di comando diretto nella programmazione del sistema marittimo, convocando un tavolo tecnico che coinvolga lavoratori, compagnie e comunità locali. Una richiesta che nasce dalla cancellazione di una linea veloce e dalla riduzione di diverse corse, decisioni che – sotto la bandiera dell’“ottimizzazione” – avrebbero invece prodotto disagi e incertezze.
Sul ponte di comando della vertenza c’è anche il tema occupazionale: se da un lato non risultano procedure di licenziamento per il personale stabile, dall’altro le ricollocazioni su tratte lontane dalle sedi abituali stanno creando difficoltà operative e familiari. A essere maggiormente esposti sono i lavoratori stagionali, la cui attività risulta ridotta come una vela ammainata fuori stagione.
La Filt Cgil richiama inoltre l’importanza di una visione integrata della mobilità siciliana: porti, aeroporti, ferrovie e trasporto locale devono procedere come un’unica flotta coordinata, capace di garantire sicurezza, qualità del servizio e continuità territoriale. Per questo il sindacato sollecita risorse dedicate e una programmazione strutturale di lungo periodo, affinché le isole minori non restino mai “alla fonda” ma pienamente inserite nel sistema dei collegamenti regionali.
In attesa che la Regione convochi il tavolo richiesto, il mare della mobilità siciliana resta in attesa di una rotta stabile, tracciata con strumenti adeguati e con l’ascolto di chi, ogni giorno, vive e lavora tra banchine, ponti e scali.
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