Nel pieno della pausa estiva, la riforma portuale torna al centro del dibattito con una forza che sorprende persino gli addetti ai lavori. I 622 emendamenti depositati in Commissione Trasporti raccontano un progetto ancora lontano da una sintesi politica e tecnica, segnato da visioni divergenti e da un nodo cruciale: il futuro coordinamento nazionale dei porti italiani. Al centro della contesa, la nascita della Porti d’Italia S.p.A., proposta innovativa e controversa, che riapre una domanda antica quanto la governance portuale stessa: serve davvero una nuova struttura o servono, prima di tutto, competenze solide e una visione chiara del sistema logistico nazionale?
L’articolo di Nicola Silenti mette a fuoco questo dilemma, mostrando come la vera sfida non sia creare organismi, ma scegliere chi li guida e con quale capacità di leggere il mare, i traffici e la geopolitica.
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