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Il segretario nazionale di ORSA Marittimi, Gennaro Bottiglieri, interviene con fermezza dopo le dichiarazioni diffuse da Assarmatori sul presunto ruolo strategico della decontribuzione per tutelare l’occupazione italiana nei collegamenti di corto raggio.

Una narrazione che, secondo Bottiglieri, non tiene conto di anni di scelte politiche e normative che hanno progressivamente eroso gli spazi occupazionali dei marittimi italiani, fino alla recente Legge 70/2026 che apre all’imbarco di personale extracomunitario residente.

Per il sindacato, prima di invocare nuovi benefici contributivi alle imprese, è indispensabile affrontare il nodo centrale: la qualità, la stabilità e la valorizzazione del lavoro marittimo nazionale, oggi più che mai a rischio.

In merito alle dichiarazioni di Assarmatori sulla necessità di ripristinare la decontribuzione per i marittimi impiegati nei collegamenti di corto raggio, appare difficile condividere una narrazione che pone al centro la tutela dell’occupazione italiana dopo anni di provvedimenti che hanno progressivamente indebolito proprio il lavoro marittimo nazionale.

Si sostiene che la decontribuzione sia necessaria per salvaguardare l’occupazione italiana e la competitività delle imprese. Tuttavia, molti lavoratori del settore si chiedono come sia possibile parlare oggi di difesa dell’occupazione marittima italiana quando, nel corso degli anni, si è assistito a una costante riduzione degli spazi occupazionali per i marittimi italiani.

L’ultimo tassello di questo percorso è rappresentato dalla Legge n. 70 del 2026, che consente l’imbarco di marittimi extracomunitari residenti in Italia. Una norma che, secondo molti operatori del settore, rischia di aumentare ulteriormente la concorrenza sul mercato del lavoro marittimo, comprimendo salari e opportunità occupazionali per i lavoratori italiani.

Se l’obiettivo è realmente quello di difendere il lavoro nazionale, allora la discussione non può limitarsi alla riduzione del costo del lavoro per le imprese. Occorre affrontare il tema della qualità dell’occupazione, delle tutele contrattuali, della formazione e della valorizzazione dei marittimi italiani, che rappresentano una risorsa strategica per il Paese e per la continuità territoriale delle nostre isole.

La competitività non può essere costruita esclusivamente attraverso l’abbattimento del costo del lavoro. Una politica marittima moderna dovrebbe puntare a rafforzare l’occupazione italiana, non a renderla progressivamente sostituibile. Per questo motivo, prima di chiedere nuovi benefici contributivi, sarebbe opportuno aprire un confronto serio sul futuro del lavoro marittimo nazionale e sulle conseguenze che determinate scelte normative stanno producendo nel settore.

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