All’assemblea annuale di Assarmatori, Achille Onorato – vicepresidente dell’associazione e amministratore delegato di Moby – ha messo sul tavolo una verità scomoda che attraversa tutto il sistema marittimo italiano: oggi costruire traghetti in Europa non è sostenibile né sul piano economico né su quello operativo. Il suo intervento, lucido e diretto, ha ripercorso anni di tentativi falliti, fondi promessi e mai arrivati, decreti nati per rilanciare il rinnovo flotte ma incapaci di incidere sulla realtà di un’industria che, nel frattempo, ha perso terreno rispetto ai cantieri asiatici.
Onorato ha spiegato senza giri di parole perché gli armatori italiani guardano alla Cina: tempi certi, costi inferiori, export credit competitivo, affidabilità anche nei momenti più critici come la pandemia. Un pacchetto completo che l’Europa – schiacciata da costi elevati, portafogli ordini saturi e una cantieristica orientata verso militare e crociere – non riesce più a offrire. Da qui la richiesta, condivisa anche dal presidente Stefano Messina, di sdoganare definitivamente la possibilità di costruire in cantieri extra-Ue beneficiando comunque dei proventi ETS, unica strada per non condannare le flotte italiane all’obsolescenza.
Il quadro delineato è quello di un settore che rischia di perdere competitività, soprattutto sulle isole, dove l’aumento dei costi ETS sta già spostando traffico dal mare alla strada. Tra appelli, dati di mercato e testimonianze dirette, emerge un messaggio forte: senza un cambio di rotta immediato, la transizione ecologica e il rinnovo delle flotte resteranno slogan irrealizzabili, mentre l’Italia continuerà a guardare da lontano chi, altrove, costruisce navi moderne, veloci e sostenibili.

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