Ci sono notizie che, a una prima lettura, sembrano riguardare solo numeri, quote societarie, operazioni industriali. Poi, però, se ci si ferma un attimo, ci si accorge che raccontano molto di più: un territorio che prova a rialzarsi, un sistema economico che torna ad attrarre investimenti, una prospettiva che si riapre. È esattamente ciò che sta accadendo al porto di Torre Annunziata.
L’ingresso del gruppo FHP, realtà di primo piano nella logistica portuale e ferroviaria, nel capitale della Solacem, dovrebbe determinare importanti investimenti in uno scalo per anni rimasto ai margini delle grandi dinamiche portuali.
Un operatore internazionale, il gruppo FHP, che effettua un primo investimento nel Mezzogiorno nel settore cerealicolo a Torre Annunziata, che torna ad essere un territorio di interesse. La UILTrasporti Campania ha sempre creduto nel rilancio del porto di Torre Annunziata, troppo a lungo marginalizzato e nella sua piena integrazione nel sistema portuale regionale come direttrice strategica di sviluppo. Una visione che comincia a prendere forma concreta, da un segmento specifico – la movimentazione dei cereali – nell’ambito di un disegno più ampio: quello di un porto che può tornare ad essere infrastruttura strategica, snodo logistico, leva di sviluppo per l’intero territorio. Un cambio di passo che arriva dopo anni in cui Torre Annunziata è rimasta in una sorta di limbo, senza riuscire a valorizzare appieno la propria posizione geografica e le proprie potenzialità operative.
Oggi, però, qualcosa sembra essersi rimesso in moto. Anche il porto oplontino, con le sue infrastrutture e la sua collocazione nel cuore di un’area densamente popolata e produttiva, può giocare un ruolo importante nelle catene logistiche del Mediterraneo e diventare un punto di riferimento per traffici specifici, integrandosi con gli altri porti campani, con la rete ferroviaria e intercettando nuove opportunità legate alla distribuzione delle merci. Ma perché questo accada davvero, è necessario fare un passo ulteriore. Un passo che non riguarda più soltanto gli operatori privati, ma chi ha la responsabilità della governance.
La domanda, a questo punto, è inevitabile: può Torre Annunziata crescere davvero restando fuori
da un sistema portuale integrato? La risposta, guardando alle esperienze nazionali ed europee,
sembra essere sempre la stessa: i porti che funzionano sono quelli che fanno sistema. Che condividono strategie, pianificazione, investimenti. Che non competono in modo disordinato tra loro, ma si coordinano per rafforzare l’intero cluster logistico. È in questo contesto che torna con forza il tema dell’integrazione del porto di Torre Annunziata nell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale. L’AdSP del Mar Tirreno Centrale ha già dimostrato, negli anni, di poter gestire e valorizzare un sistema complesso come quello di Napoli e Salerno. Estendere questa governance anche a Torre Annunziata significherebbe dare coerenza e continuità a un disegno che oggi, visto l’investimento di FHP, ha trovato un primo punto di concretezza. Significherebbe, soprattutto, mettere a disposizione dello scalo oplontino strumenti fondamentali: una pianificazione strategica unitaria, una maggiore capacità di attrarre risorse, un coordinamento infrastrutturale che consenta di integrare davvero porto, ferrovia e retroporto. Oltre a dare un segnale chiaro ad un territorio non più ai margini.
Naturalmente, nessuna operazione da sola può risolvere criticità che si trascinano da anni. Ma alcune
operazioni possono cambiare il clima, riattivare dinamiche, riaccendere fiducia. E questo è forse l’aspetto più importante. Perché lo sviluppo non nasce mai solo dalle infrastrutture o dagli investimenti, ma anche dalla capacità di diventare più competitivo. Il “salto in avanti” non è solo quello di un’azienda o di un settore. È, potenzialmente, quello di un’intera area che può ritrovare centralità, lavoro, prospettive. A condizione, però, che si abbia il coraggio di accompagnare questo processo fino in fondo. Perché le occasioni, soprattutto al Sud, non mancano mai. Ciò che spesso èmancato, è la capacità di trasformarle in sistema.

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