L’associazione degli armatori italiani esprime forte preoccupazione per l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate sull’esenzione Irpef dei redditi dei marittimi imbarcati su navi battenti bandiera estera. A rischio, secondo Confitarma, non solo la serenità dei lavoratori, ma anche l’attrattività delle professioni del mare e il ricambio generazionale in un settore strategico per il Paese.
ROMA – Cresce la preoccupazione nel cluster marittimo italiano per le ricadute della recente posizione interpretativa assunta dall’Agenzia delle Entrate in materia di esenzione Irpef per i marittimi impiegati a bordo di navi di bandiera estera. A lanciare l’allarme è Confitarma, che evidenzia il rischio di un quadro normativo sempre più incerto e potenzialmente penalizzante per migliaia di lavoratori del mare.
Secondo la Confederazione Italiana Armatori, l’orientamento espresso dall’amministrazione finanziaria potrebbe infatti mettere in discussione comportamenti fiscali adottati fino ad oggi sulla base di interpretazioni ritenute consolidate. Una situazione che genera forte apprensione tra i marittimi italiani che prestano servizio su unità straniere e che potrebbe tradursi in accertamenti e richieste fiscali su redditi dichiarati in buona fede come esenti.
Al centro del confronto vi è l’applicazione del requisito temporale dei 183 giorni necessari per beneficiare dell’esenzione. In particolare, la controversia riguarda il criterio di calcolo di tale periodo e la possibilità di considerare un arco mobile di dodici mesi anche a cavallo di due anni solari, principio che in passato aveva trovato spazio nelle interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate.
Confitarma ricorda di aver già segnalato la questione nei mesi scorsi, sottolineando come la risposta n. 10/2026 dell’Agenzia abbia aperto uno scenario di forte incertezza interpretativa. Per l’associazione armatoriale, il rischio concreto è che gli uffici territoriali possano disconoscere quanto applicato finora dai lavoratori, con conseguenze economiche e amministrative particolarmente gravose.
Nonostante le criticità emerse, il dialogo tra Confitarma e gli uffici centrali dell’Agenzia delle Entrate resta aperto. L’obiettivo dichiarato è quello di arrivare a una soluzione condivisa che permetta di ripristinare certezza normativa e uniformità applicativa, tutelando al tempo stesso i marittimi interessati e la competitività dell’intero comparto.
Nel corso degli incontri, Confitarma ha inoltre ribadito la necessità di considerare le peculiarità del lavoro marittimo, caratterizzato da periodi alternati di imbarco e sbarco e, spesso, dalla conclusione del rapporto di lavoro al termine del contratto di navigazione. Elementi che rendono particolarmente complessa l’applicazione di criteri fiscali concepiti per realtà lavorative differenti.
Per gli armatori, l’introduzione di ulteriori elementi di incertezza rischia di allontanare nuovi talenti dalle professioni del mare proprio in una fase in cui il settore necessita di personale qualificato e sta investendo sul ricambio generazionale. Da qui l’appello alle istituzioni affinché vengano eliminate le ambiguità interpretative e si costruisca un quadro regolatorio stabile, capace di valorizzare il lavoro marittimo e sostenere l’occupazione nazionale.
La certezza delle regole, conclude Confitarma, rappresenta una condizione indispensabile per garantire fiducia ai lavoratori, favorire l’ingresso dei giovani nel settore e assicurare lo sviluppo di un comparto che continua a rivestire un ruolo strategico per l’economia italiana e per la competitività del sistema marittimo nazionale.

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