La federazione dei trasporti della Cgil chiede al Governo una norma specifica nella prossima Legge di Bilancio. Sul tavolo il riconoscimento della particolare gravosità del lavoro nei porti e a bordo delle navi. In assenza di risposte concrete, annunciata la mobilitazione della categoria
Il lavoro marittimo e portuale deve essere finalmente riconosciuto come attività usurante. È questa la richiesta avanzata dalla Filt Cgil nazionale, che sollecita Governo e Parlamento a inserire nella prossima Legge di Bilancio una norma chiara e definitiva capace di tutelare migliaia di lavoratori impegnati ogni giorno nei porti italiani e a bordo delle navi.
Secondo la federazione dei trasporti, non è più accettabile continuare a rinviare un provvedimento atteso da anni da una categoria che rappresenta uno degli ingranaggi fondamentali della logistica nazionale. La Filt sottolinea come le condizioni operative dei marittimi e dei portuali siano caratterizzate da elevati livelli di rischio e fatica: turnazioni continue sulle ventiquattro ore, esposizione alle intemperie, movimentazione di merci pericolose, carichi di lavoro sempre più intensi e lunghi periodi trascorsi lontano dalle famiglie per chi opera a bordo delle navi.
Per il sindacato, tali condizioni non possono essere equiparate a quelle di un normale impiego e rendono indispensabile il riconoscimento del carattere usurante delle attività svolte sia sulle banchine sia sulle unità navali. Tra le richieste avanzate figurano l’accesso anticipato alla pensione, adeguate coperture previdenziali e criteri certi che tengano conto della reale gravosità delle mansioni svolte.
La Filt chiede inoltre uno stanziamento strutturale di risorse economiche affinché il riconoscimento non resti soltanto un principio, ma si traduca in misure concrete e permanenti per i lavoratori del comparto.
Nel documento diffuso dalla federazione emerge anche un richiamo al ruolo svolto da portuali e marittimi durante l’emergenza pandemica. In quei mesi, ricordano i rappresentanti sindacali, i lavoratori del settore hanno garantito la continuità delle catene di approvvigionamento e la movimentazione delle merci essenziali, assicurando il funzionamento del sistema logistico nazionale nonostante le difficoltà operative.
Proprio per questo il sindacato ritiene che sia giunto il momento di trasformare in diritti concreti il riconoscimento ricevuto in passato solo sul piano formale. Da qui l’avvertimento rivolto alle istituzioni: senza risposte nella manovra economica, la categoria è pronta ad avviare una nuova stagione di mobilitazione nei porti e a bordo delle navi italiane.
Una vertenza che riporta al centro del dibattito nazionale il tema della sicurezza, della salute e della dignità professionale di uomini e donne che ogni giorno assicurano il funzionamento del commercio marittimo e della logistica del Paese
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