Sono passati 32 anni da quella notte tra il 6 e il 7 luglio 1994, quando il mercantile italiano Lucina, fermo da settimane nel porto algerino di Djen-Djen, divenne teatro di una delle pagine più tragiche della marineria nazionale. Sette uomini, tutti italiani, furono trovati all’alba sgozzati nelle loro cuccette, senza possibilità di difesa, in una scena che ancora oggi resta impressa nella memoria collettiva della Gente di Mare.
Il cargo, di proprietà della compagnia Sagittario di Monte di Procida, era arrivato in Algeria con un carico di semola proveniente da Cagliari. Da oltre due settimane l’equipaggio attendeva di poter sbarcare la merce, bloccato in un porto considerato ad alto rischio per la presenza della guerriglia integralista islamica.
Secondo la versione ufficiale, la strage fu compiuta da un commando del Gruppo Islamico Armato (GIA), che rivendicò l’azione. Gli aggressori, una trentina di uomini, salirono a bordo nel cuore della notte e fuggirono subito dopo verso le montagne. Ma attorno a quella notte restano ancora oggi ombre, interrogativi e misteri irrisolti, che negli anni hanno alimentato dubbi e inchieste giornalistiche.
I sette marittimi uccisi furono: Salvatore Scotto di Perta, comandante, 34 anni, Gerardo Esposito, direttore di macchina, 48 anni, Antonio Scotto Lavina, primo ufficiale, 49 anni, Antonio Schiano di Cola, secondo ufficiale, 40 anni, Domenico Schillaci, marinaio, 24 anni, Andrea Maltese, marinaio, 38 anni, Gerardo Russo, mozzo, 27 anni
Uomini di mare, professionisti esperti, padri, figli, fratelli: una comunità intera, dal Golfo di Napoli alla Sicilia, fu colpita da un dolore che ancora oggi non si è del tutto rimarginato.
La strage del Lucina non fu solo un atto di terrorismo: fu un colpo inferto alla dignità dei lavoratori del mare, lasciati soli in un porto straniero, senza protezione e senza risposte. Le indagini algerine furono rapide, troppo rapide secondo molti osservatori; diverse ricostruzioni alternative emersero negli anni successivi, alimentando la sensazione che la verità completa non sia mai stata davvero raggiunta.
Oggi, a 32 anni di distanza, la comunità marittima italiana si stringe nel ricordo di quei sette uomini. La Lucina è diventata un simbolo: il simbolo di chi lavora lontano da casa, spesso in silenzio, affrontando rischi che il mondo non vede; il simbolo di una tragedia che chiede ancora giustizia e verità; il simbolo di un sacrificio che non deve essere dimenticato.
Ricordare la Lucina significa ricordare tutti i marittimi che hanno perso la vita svolgendo il proprio dovere. Significa ribadire che la sicurezza in mare non è mai un tema secondario. Significa, soprattutto, onorare sette italiani che non tornarono più a casa.

NUOVA NAVISERVICE Per una gestione a 360° di qualsiasi tipologia di unità mercantile e da diporto.
FONDO ASSISTENZA NAZIONALE INTEGRATIVA MARITTIMI
SINDACATI E ASSOCIAZIONI DI
CATEGORIA





