Dalla Redazione
Domani ricorre il 120º anniversario del viaggio inaugurale della RMS Empress of Ireland, la nave di bandiera britannica che avrebbe dovuto incarnare il progresso, la fiducia e la potenza della navigazione transatlantica del primo Novecento. Il suo Maiden Voyage, partito nel 1906, segnò l’ingresso in linea di un piroscafo moderno, elegante, progettato per collegare il continente americano all’Europa con velocità, comfort e sicurezza. Nessuno poteva immaginare che, appena otto anni dopo, quel simbolo di orgoglio marittimo sarebbe stato inghiottito dalle acque gelide del Golfo di San Lorenzo, trasformandosi in una delle più grandi tragedie della storia della navigazione civile.
Nella notte del 29 maggio 1914, mentre la Empress lasciava Québec City diretta a Liverpool, la prua della carboniera norvegese SS Storstad squarciò il suo fianco di dritta. In soli quattordici minuti la nave scomparve, trascinando con sé 1.012 vite, tra cui decine di bambini e numerosi emigranti italiani che tornavano verso il vecchio continente con i risparmi cuciti nelle giacche. Fu un naufragio fulmineo, spietato, che non lasciò il tempo di capire, né di fuggire.
Oggi, a centovent’anni dal suo primo viaggio, la Empress of Ireland non è soltanto un relitto adagiato sul fondo del San Lorenzo: è una pagina indelebile della memoria marittima, un monito silenzioso che ricorda quanto il mare possa essere generoso e crudele allo stesso tempo. Celebrare questo anniversario significa restituire voce alle sue vittime, onorare i suoi marinai, e riconoscere il valore di chi, come il Comandante Superiore Raffaele Minotauro del Gruppo Culturale Nautes, continua a custodire e tramandare la storia con rispetto, rigore e profonda umanità.








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