Sono trascorsi 40 anni ma, il dolore e l’angoscia dei parenti, per una tragedia che non potrà mai scrivere la parola fine, si rinnovano giorno dopo giorno.
La nave, di proprietà dell’Italmare, che si inabissò al largo del golfo di Guascogna, nell’Oceano Atlantico. Alle ore 17.55 del 29 dicembre del 1981, in meno di un minuto, un’onda assassina trascinò in fondo al mare la nave con 30 giovani vite le cui salme non sono state mai più restituite alle famiglie. Di questi martiri del mare ben 21 appartenevano alla penisola sorrentina, 12 di Meta di Sorrento, 5 di Piano di Sorrento, 2 di Sorrento ed altrettanti di Massa Lubrense. Tre marinai di Procida, 5 di Torre del Greco ed un cileno di Santiago del Cile, completavano l’equipaggio.
Di quel tragico giorno rimane il ricordo ed i rintocchi delle campane che ogni anno, il 29 dicembre di ogni anno, rievocano il pensiero di quegli uomini.
Alla redazione è arrivata una email dell’Avvocato Francesco Massa che a quel tempo dell’affondamento, in modo marginale, collaborò con il Comitato Seagull presieduto da Rajna Junacovich per la fase del risarcimento a favore dei parenti dei poveri marittimi e giustamente vuole fare alcune precisazioni.
Cortese redazione
Da giovane praticante avvocato partecipai marginalmente alla fase del risarcimento a favore dei parenti dei poveri marittimi morti in occasione del naufragio e ciò collaborando con il Comitato Seagull presieduto da Rajna Junacovich
(sempre tramite il tale Comitato successivamente seguì ad altri colleghi il caso del Tito Campanella sempre per conto di familiari di marittimi deceduti).
Ciò premesso mi pare che la causa prima dell’affondamento della M/N Marina D’equa fu l’entrata di acqua nella stiva uno a causa della perdita di uno o più portelloni di copertura di tale stiva testimoniato dalle foto aeree e dal report del comte della nave tedesca che accorse in aiuto.
Riferire dunque di una falla nella nave potrebbe essere fuorviante.
Grazie per l’attenzione.
Cordiali saluti
Avv.Francesco Massa