CONTRATTI COLLETTIVI NAZIONALI: SEMPRE PIÙ DIFFICILE RINNOVARLI ENTRO LA LORO SCADENZA

di P. Fantappie (Segretario Nazionale Uiltrasporti)

La crisi pandemica generata dalla diffusione del coronavirus oltre ad aver creato forti ed ulteriori diseguaglianze tra le persone, ha in parte reso più iniqua e marcata la distanza tra il “Capitale “ ed il “Lavoro”.
Se dovessi analizzare le risorse economiche che sono state destinate ai settori che ho seguito negli ultimi anni, dovrei indicare cifre di tutto rispetto a partire dal Trasporto Pubblico Locale in cui sono state stanziati circa 3 miliardi di euro in termini di risarcimento per minori incassi, oltre ai contratti di servizio con le varie amministrazioni locali garantiti nella stessa misura economica dell’anno 2019 insieme all’utilizzo del fondo di solidarietà in termini di ammortizzatori sociali per circa 30 milioni di euro.

Tutto ciò ha generato un flusso di risorse tanto che molte aziende di trasporto hanno chiuso il bilancio dell’anno 2020 in utile nonostante una netta riduzione delle percentuali di produzione.
Analoga situazione l’abbiamo riscontrata anche nel settore marittimo in cui abbiamo assistito alla continuità di erogazione in termini di utilizzo delle risorse previste dalla legge 30/98 con la gestione degli oneri sociali portati a carico dello Stato Italiano di tutti i marittimi componenti i relativi equipaggi; anche in questo caso il Fondo Solimare ovvero il fondo di solidarietà per le politiche passive ha erogato risorse pari a 18 milioni di euro.
Ricordiamo che le risorse relative ai fondi di solidarietà sono contributi previsti dallo Stato Italiano e riferiti alla causale Covid; pertanto stiamo parlando di ulteriori risorse a sostegno delle aziende e dei lavoratori per salvaguardare non solo l’occupazione ma anche le prospettive produttive future delle stesse aziende.
Parimenti anche nel settore ferroviario sono state individuate ed indirizzate ingenti risorse economiche per le imprese ferroviarie in termini di forti riduzioni del pedaggio da erogare al gestore delle infrastrutture RFI, generando sicuramente rifessi positivi di bilancio.

Contestualmente stiamo assistendo a situazioni paradossali in cui, molti fondi di investimento, proprietari di molte società sia nel settore marittimo ma anche in altri settori, si muovono indisturbati, delocalizzando pezzi interi di produzione o licenziando senza alcun motivo nonostante i buoni profitti nel frattempo realizzati.
Il caso della GKN di Firenze è sotto gli occhi di tutti e rappresenta uno scandalo impressionante: 422 lavoratori licenziati nonostante ci sia lavoro e l’azienda sia in utile, evidenziando, se ve ne fosse ancora necessità, come in Italia questi soggetti finanziari si muovono indisturbati, nonostante gli aiuti ricevuti dallo Stato italiano.
Attendiamo un intervento da parte del Governo; questa situazione non può più essere tollerata.
Nel frattempo i CCNL si rinnovano, dopo la loro scadenza, sempre con maggiore difficoltà e sempre con grande fatica:
• Il contratto dei marittimi in 12 anni ovvero dal 2009 al 2020 si è rinnovato solo due volte invece che 4 volte ( ricordiamo che la durata di tutti i CCNL è pari a tre anni in base agli accordi interconfederali);

• Nel TPL ci vuole una media di 8 anni per rinnovare un CCNL dalla sua scadenza, perdendo di fatto quasi tre rinnovi per la strada;
• Nel trasporto ferroviario, idem, si rinnovano i contratti con un ritardo di 5 anni, non consentendo di poter applicare al personale ulteriori due rinnovi di contratto.

Quanto sopra evidenzia che si sta perdendo salario e potere di acquisto degli stipendi in maniera importante e preoccupante; gli una tantum che vengono concordati per gestire gli anni persi senza la copertura contrattuale rappresentano una parziale ed insuffuciente risposta al bisogno di adeguare gli stipendi di chi rappresentiamo al costo reale della vita .
Senza pensare che i mancati rinnovi nel rispetto della tempistica dovuta porta gravi danni anche ai versamenti previdenziali che non risentono di quell’adeguamento che sarebbe avvenuto con un aumento regolare dei minimi tabellari.
A questo aggiungiamo che se ritardano i rinnovi dei contratti collettivi nazionali, contestualmente ritardano anche i relativi rinnovi dei contratti aziendali.
Il tutto all’interno di una panorama paradossale in cui il “capitale “acquisisce risorse mentre “il lavoro” ne perde in quantità più che proporzionale.
Quali soluzioni pensare per una politica dei redditi all’altezza di un paese civile, riportando al centro il lavoratore e le sue necessità per una vita libera e dignitosa per se e la sua famiglia come recita l’articolo 36 della nostra amata Costituzione?
Alcuni spunti potrebbero essere forniti, creando le condizioni per rendere effettiva la rappresentanza e la rappresentatività delle parti sociali, tramite la promulgazione di una legge ad hoc che permetta il
riconoscimento erga omnes ovvero le condizioni di efficacia obbligatoria per tutti coloro a cui si applica quel contratto.
Cosi facendo verrebbero eliminati i contratti “pirata” e si metterebbero al centro solo i contratti firmati da parti sociali riconosciute in termini di rappresentatività.
Gli stessi Contratti acquisterebbero valore legale e quindi maggiori obbligazioni per tutti i firmatari compreso le aziende, con una garanzia maggiore in termini di rispetto della relativa tempistica legata al rinnovo.
A questo aggiungiamo che un contratto con valore legale, firmato da soggetti riconosciuti ed applicabile a qualsiasi lavoratore iscritto o non iscritto al sindacato, permette anche altre considerazioni, per esempio nel campo della sicurezza del lavoro.
Non vi è dubbio che all’interno dei contratti di lavoro troviamo sia norme imperative che norme sull’organizzazione del lavoro che vanno fortemente ad incidere sulla sicurezza.
Il loro non rispetto o il mancato rinnovo dello stesso contratto può di fatto provocare degli abbassamenti di attenzione su questo tema.
Il fatto che un contratto di lavoro acquisti valore legale può sicuramente incidere positivamente anche sul rispetto pedissequo di tali norme e quindi offrire un rifesso positivo anche in termini della sicurezza sul lavoro.
La sicurezza sul lavoro chiaramente si rispetta tramite l’applicazione corretta delle leggi con i relativi controlli degli organi di vigilanza ma anche soprattutto con il rispetto ed il regolare rinnovo del contratto di lavoro.
Concludendo: è fondamentale riportare forza ai nostri contratti a partire dal rispetto della tempistica sul rinnovo, riconoscendo maggiore importanza a ciò che firmiamo in termini di diritto, nella consapevolezza che cosi facendo daremo più forza ai salari dei lavoratori ed al loro potere di acquisto
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