Moby Prince, i rappresentanti dei familiari delle vittime ascoltati in Commissione Parlamentare

“La nostra speranza è che si arrivi almeno ad una verità storica appagante, che possa mettere una parola fine alle nostre sofferenze di trent’anni”

Nella giornata di mercoledì i rappresentanti dei familiari delle vittime, Angelo e Luchino Chessa, per l’associazione 10 Aprile-Familiari Vittime Moby Prince Onlus e Nicola Rosetti per l’associazione 140 Familiari Vittime Moby Prince, sono stati auditi in Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del disastro del Moby Prince. E’ stato un momento intenso e toccante, ma anche una occasione per i familiari delle vittime di esprimere pubblicamente gli aspetti poco chiari del passato, tra cui le azioni di manomissione, di omissione e di depistaggi che si sono protratti per anni.

“Ma non solo: il lavoro poco consono dei magistrati, tra cui quello del Presidente del collegio giudicante del primo processo sul Moby Prince, condannato per corruzione in atti giudiziari anni dopo, le stranezze della petroliera Agip Abruzzo, riguardo alla posizione in rada, al carico che trasportava, al tragitto fatto prima del 10 aprile 1991, le stranezze della compagnia del traghetto, come la stipula di una assicurazione contro danni di guerra pochi mesi prima della strage, un mozzo dell’elica da cambiare, il fatto che vari dipendenti della compagnia sapevano una decina di minuti e poco più che il Moby Prince era la nave che era entrata in collisione. Ed ancora, tutta l’azione scoordinata della capitaneria di porto di Livorno; l’azione evidente di dolo nel non soccorrere i passeggeri ed i membri dell’equipaggio del Moby Prince, la maggior parte radunati con giubbotti salvagente, valige, telecamere, cani ecce, in attesa di soccorsi mai arrivati. Dolo perché dopo aver recuperato il mozzo Alessio Bertrand gli ormeggiatori avevano riferito tramite il canale 16 che che il mozzo aveva detto che c’erano persone vive da recuperare. Ebbene tempo una decina di minuti avevano riferito che il mozzo aveva detto che erano tutti morti bruciati senza sapere che il canale 16 quel giorno veniva registrato per la prima volta in via sperimentale. E tante, e tante altre cose che ci fanno capire che nulla si doveva fare per salvare 140 persone, morte dopo ore, non minuti, e che si doveva costruire una verità di comodo. Forse il tempo per tutti tanti personaggi che hanno intorbidito le acque di questa vicenda è finita. La nostra speranza è che si arrivi almeno ad una verità storica appagante, che possa mettere una parola fine alle nostre sofferenze di trent’anni. Grazie al Presidente Andrea Romano, grazie a tutti i Commissari che ieri ci hanno ascoltato con attenzione e commozione e che ci hanno fatto tante domande. Noi familiari delle vittime siamo al loro fianco come guida, come sprone, come semplici cittadini che vogliono che finalmente di giunga alla verità, a qualunque costo”.

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